Oh, ma quante belle risposte!
Ah, che emozione!!
Intanto grazie a tutti voi nè, che siete stati proprio bravi e avete avuto voglia di delirare con me su sta roba... soprattutto a quei commentatori silenziosi che si son fatti avanti... ben arrivati! Mo vedete di non sparire di nuovo avvolti in un alone di mistero, vè!
Alice e' anche particolarmente fiera di se' perche', nel suo intento di oggettivita' ha giocato un po' sporco, ed ha reso la posizione che non condivide la piu' appetibile.
E qui per intanto rullo di tamburi e ola... oooohhh... mega scoop!
Alice e' la numero 1, la la nazista emotiva! Muha ha ha haaaa!
(Oh, non penziate che non lo sappia ne'! )
Ora pero' vi beccate tutta la filippica, siete pronti?
Ecco riassunto (più o meno, anzi no, mica tanto riassunto) in 3 punti perche' Alice e' ancorata con le unghie e coi denti alla posizione 1:
PRIMO
per la posizione 2 ogni emozione ha diritto di esistere, va accolta cosi' com'e' e al massimo e' importante lavorare sulle "azioni":
Tipo:
CiccioPuzzetta cade, io godo. E' un mio diritto godere. Pero' devo imparare a trattenere la risata e a passare il mercurio cromo, cosi' da essere socialmente accettabile. Posso provare quello che mi pare, ma e' importante che le mie azioni, e solo quelle, siano "giuste", non importa se sconnesse da quel che penso, provo, credo.
Questo discorso per Alice e' da schizofrenici. A questo punto preferisce un bambino che ride in faccia a CiccioPuzzetta piuttosto che uno psicopatico che finge empatia senza provarla.
Alice non ci crede, che ogni emozione ha diritto di esistere, in qualsiasi situazione.
Certo, non e' possibile controllare la nascita di un'emozione, ci incazziamo, soffriamo, amiamo spesso senza apparenti motivi e ci danniamo la vita per questo... ma possiamo razionalizzare, empatizzare, cercare di capire da dove arriva l'emozione e modificarla, controllarla, capirla... insomma, rimboccarci le maniche e darci dentro di autocoscienza per smussare gli spigoli.
Ma gia' il solo "rimboccarsi le maniche" implica la consapevolezza che c'e' qualcosa su cui lavorare, che certe emozioni non sono cosi' sane, e quindi, detto parlando come si mangia, che sono "sbagliate". Se io vivo convinta che qualsiasi cosa provo va bene, non mi mettero' mai in discussione, non provero' mai a capire perche' mi arrabbio, mi spavento, mi schifo, perchè mi avvalgo del diritto di provare quel che mi pare, quando mi pare, con l'intensità che mi pare.
Ci sono emozioni che sono sbagliate perchè:
-non funzionano per noi (tipo quando amo una merda di uomo, o quando mi vergogno di me stessa)
-sono sconnesse con la realta' (quando mi arrabbio per qualcosa di sciocco o superficiale, o con qualcuno che non ha colpa solo per sfogarmi un po')
-non rispettano l'altro (tipo quando godo per sventure altrui o invidio qualcuno senza apparente motivo...).
Accettare che tutte le emozioni abbiano diritto di esistere e vadano rispettate ad Alice pare assai pericoloso.
(Ora gioco sporco, siete pronti?)
... va bene disprezzare i negri, gli zingari o la gente che non la penza come mme'? In fondo si tratta di un emozione, che colpa ci ho se mi sfranfuglia? (almeno finche' non vado in giro a dargli fuoco o a sterminarli con un kalashnikow, come specifica l'opzione numero 2)
... va bene di godere davanti a mia madre che piange? (Basta che faccia finta che mi spiaccia pero'!)
E' giusto se mi vergogno di me stessa perche' sono lesbica, o brutta, o grassa, o vecchia, o quel che vi pare? (purche' gli altri non se ne accorgano!)
Io credo che, se piu' gente ci ragionasse sopra, alle proprie emozioni, invece di prenderle come dati di fatto, che esistono, cristallizzati e intoccabili, le cose non sarebbero poi cosi' male.
SECONDO
La vergogna!
Tutte le college sono unite nel crede che la vergogna per le proprie emozioni sia qualcosa di terribile, che non va mai provato, che rovina l'autostima, che distrugge l'ego e la sicurezza.
La vergogna e' menzionata solo nell'opzione 1 perchè Alice è l'unica a ritenere che, vergognarsi delle proprie emozioni, non sia sempre 'na roba teribbile
(Questo non significa che Alice va in giro a dire "Sei geloso-sadico-iroso? Vergognati!" è nazista, ma mica pazza!)
Ora, famo un'esempio semplice:
Entro in metropolitana, c'e' un barbone accampato dentro. La prima reazione e' paura e disgusto: e grande e grosso, puzza di urina, ha un'infezione al piede scalzo e nero. Poi empatizzo, spendo un po' di tempo (mica poi tanto, anche solo 5 secondi) a pensare alla sua vita e mettermi nei suoi panni, e mi spiace per lui, e mi vergogno per il mio primo pensiero, perche' era istintivo, ma anche parecchio superficiale. A me' quella vergogna li' pare una cosa buona, qualcosa che mi aiuta a far meglio la prossima volta, non qualcosa che mi tarpa l'ego o mi rende insicura.
Ancora:
La mia amica ha un lavoro nuovo. Taaanta invidia, che' quel lavoro lo volevo anche io, e non e' giusto che lei ce l'abbia e io no, io lo farei pure meglio di lei, perche' lei si' e io no?
Poi mi fermo, mi ricordo che e' la mia amica, e come me probabilmente anche lei lo voleva tanto quel posto, e allora mi vergogno per essere meschina e provo a godere della sua gioia, ed ad essere un'amica migliore.
Ci sono casi in cui, si passa attraverso la vergogna e se ne esce fuori, in un certo senso, migliori, o almeno un po' piu' cresciuti. Nel riconoscere i propri errori, la vergogna è uno stimolo potente, se dopo aver fatto una gran boiata mi vergogno, quell'emozione è un grosso stimolo a non farla più in futuro e a starci più attento.
TERZO
L'ultimo motivo per cui ad Alice non piace la posizione 2 e' che la trova disonesta:
Se davvero crediamo che le emozioni "sono" e che ciascuno ha il diritto di provare quel che glie pare, allora perche' "lavorare" sulle azioni?
Se io ho il diritto di essere contento quando tu cadi, perche' non posso pure ridere e prenderti per il culo?
Perche' e meglio provare una cosa e farne un'altra?
We are what we do.
E soprattutto, come hanno notato in molti, le due posizioni "fanno" la stessa cosa.
In nessuno dei due casi si punta a "far vergognare" o a giudicare verbalmente. Entrambe le fazioni, come molti di voi hanno commentato, fan la stessa roba: avanti ad un nano che prova un'emozione "sbagliata", intervengono per aiutare a empatizzare, a mettersi nei panni dell'altro, a cercare di capire cosa ci sta dietro.
Ed è per questo che, secondo Alice, l'opzione due è una balla, perchè anche le maestre che abbracciano l'opzione 2 credono che ci siano emozioni "inappropriate" (sennò scusa, che intervieni a fare?), ma sostengono di lavorare solo sull'azione, e di lasciare al nano il diritto di provare quel che piu' crede.
Ad Alice pare un modo per non prendersi la responsabilità di quello che davvero si sta facendo, un far finta di non vedere. Questo soprattutto nella classe, davanti ai nani, perchè ci sono espressioni, intonazioni e modi di dire che comunque mandano un messaggio che è chiaro ed è "non sono felice di quello che stai facendo, vorrei che tu cambiassi" ed è una cosa forte, da usare con cautela e con buonsenso (ma questo anche in generale nelle relazioni con gli altri).
Se agiamo sulle azioni è perchè speriamo portino ad una modificazione dell'emozione che ne è all'origine, perchè riteniamo non sia sana, non sia "giusta" non sia costruttiva e bla bla rabla...
Oppure stiamo semplicemente crescendo una generazione di ipocriti.
Ancora un paio di cose:
Se uno cade e io rido perche' sono spaventato, la risata e' l'azione, ma lo spavento e' l'emozione, ed e', a mio parere, (nel mio catalogo nazi-emotivo) piu' che appropriata.
Un altro discorso e' se io godo come un riccio a vedere qualcuno ferito, ma trattengo la mia goduria, e esteriormente passo il fazzoletto e il mercurio cromo. In questo caso l'azione e' giusta, ma l'emozione e' sbagliata.
Va da se che nessuno intende "far vergognare" il nano in questione per l'emozione, ma Alice sa che, talvolta, quando il nano ripensa a quel che ha detto e fatto, la vergogna arriva comunque, e lei se ne prende la responsabilità.
Ultimo esempio poi la pianto, giuro, ma è successo proprio oggi e casca a puntino:
Prezzemolina e Barbie si tengono per mano, vanno in cerca di Svampita, le si piazzano davanti e partono con voce da coretto: "Vedi, tu non sei mia amica, io gioco solo con lei gne gne gnenee" Svampita incassa, in silenzio, le due sorridono ed iniziano un teatrino, a beneficio di Svampita, fingendo di non averla davanti: "Vero che siamo amiche?, Vero che lei non è amica nostra? Vero che non la facciamo mica giocare con noi?"
Quando Alice interviene, si limita a prendere le due Sbirule da parte, e chiede ad entrambe come si sentirebbero al posto di Svampita. Mentre Barbie svicola e fa la vaga Prezzemolina è chiaramente a disagio e si vergogna. Quando Alice si allontana, senza ulteriori indicazioni o suggerimenti, Prezzemolina si avvicina a Svampita e sussura "Anche tu sei mia amica, sai, possiamo giocare assieme, te tieni la bamola e io la vesto".
C'è vergogna, eccome. Ed è stata Alice, per vie nemmeno molto larghe, a portare Prezzemolina a vergognarsi per aver umiliato un'altra persona gratuitamente. Se quella vergogna è il costo per una maggiore empatia e rispetto reciproco, a lei pare un prezzo ragionevole.
Alice nazi-emozionatrice
Ah! Menzione d'onore al commento di Giovanni Angelo ... sei ufficialmente il mio mito!
E ad Adoratrice per la poesia, bellerrima.
E ad Antonio Machado pure, perchè qui ho già detto abbastanza, ma è vero, c'è un enorme aspetto sociale e culturale che bisogna considerare.
E a tutti voi, se avete voglia di chiacchierare ancora, fatevi avanti, che 'sta "emotion-fight" andrà avanti ancora per molto... è stata ufficilamente dichiarata la discussione del mese!
Tuesday, March 8, 2011
Monday, March 7, 2011
Usiamo l'aiuto del pubblico... (Che siete voi, pigroni!)
C'è stata questa fervida discussione tra Alice e l'intero gruppo di maestre della scuoletta Reggyo, Alice pensava una cosa, e il resto della massa, ma proprio tutte tutte, un'altra.
E allora Alice ha pensato di chiedere il parere dei suoi lettori per vedere un po' se lei l'è l'unica bischera che la pensa così, o se magari è una roba culturale da imprinting italico.
E per fare le cose per bene vi comunicherà quali erano le diverse posizioni senza svelare la sua, che si si sa mai che poi magari volete solo farla contenta e rassicurarla che non è pazza, e lei invece ci terrebbe a raccogliere dati oggettivi... siete pronti?
Allora, la discussione verteva su un piano filosofico educativo, mica pizza e fichi, ed era sulle emozioni. In particolare era su come reagire di fronte ad un nano che ha emozioni "inconsuete".
Per emozioni intendiamo robe tipo paura, rabbia, gioia, vergogna, invidia, euforia...
Dunque...
Prospettiva 1
Ci sono emozioni corrette e emozioni scorrette, emozioni giuste e ingiuste, appropriate e inappropriate:
Per esempio, qualcuno si fa male, e io sono contenta. Quell'emozione è un emozione sbagliata che devo correggere. Per correggerla, invece che ridere in faccia al ferito sanguinante, devo ricordarmi che potrei essere al suo posto, devo ricordarmi che soffre e che soffrire è uno schifo e devo correggere la mia emozione, per essere una personcina per bene. Per capire che l'emozione è sbagliata, devo empatizzare, prima, e vergognarmi, poi. Quindi vergognarsi delle proprie emozioni negative è bene e giusto, aiuta a razionalizzarle e a passare oltre.
Prospettiva 2
Le emozioni non hanno valore, semplicemente esistono, non possono essere giudicate e non si può giudicare una persona per le sue emozioni.
Se qualcuno si fa male e io sono contenta non posso essere giudicata perchè non posso controllare le mie emozioni. Posso però controllare le mie azioni e quindi, anzichè ridere in faccia a mio fratello, devo imparare a passargli il cerotto e il mercurio cromo. Non devo mai vergognarmi delle mio emozioni e nessuno dovrebbe mai farmi vergognare delle mie emozioni, perchè non ne ho colpa, e sennò cresco insicuro e confuso.
Bene, ora vai con il televoto!
Tutto quello che direte verrà utilizzato prossimamente da Alice, chè da discussione è ancora aperta e accesissima!
Alice questionatrice
P.s Se non rispondete al quesito Alice vi odierà.
E allora Alice ha pensato di chiedere il parere dei suoi lettori per vedere un po' se lei l'è l'unica bischera che la pensa così, o se magari è una roba culturale da imprinting italico.
E per fare le cose per bene vi comunicherà quali erano le diverse posizioni senza svelare la sua, che si si sa mai che poi magari volete solo farla contenta e rassicurarla che non è pazza, e lei invece ci terrebbe a raccogliere dati oggettivi... siete pronti?
Allora, la discussione verteva su un piano filosofico educativo, mica pizza e fichi, ed era sulle emozioni. In particolare era su come reagire di fronte ad un nano che ha emozioni "inconsuete".
Per emozioni intendiamo robe tipo paura, rabbia, gioia, vergogna, invidia, euforia...
Dunque...
Prospettiva 1
Ci sono emozioni corrette e emozioni scorrette, emozioni giuste e ingiuste, appropriate e inappropriate:
Per esempio, qualcuno si fa male, e io sono contenta. Quell'emozione è un emozione sbagliata che devo correggere. Per correggerla, invece che ridere in faccia al ferito sanguinante, devo ricordarmi che potrei essere al suo posto, devo ricordarmi che soffre e che soffrire è uno schifo e devo correggere la mia emozione, per essere una personcina per bene. Per capire che l'emozione è sbagliata, devo empatizzare, prima, e vergognarmi, poi. Quindi vergognarsi delle proprie emozioni negative è bene e giusto, aiuta a razionalizzarle e a passare oltre.
Prospettiva 2
Le emozioni non hanno valore, semplicemente esistono, non possono essere giudicate e non si può giudicare una persona per le sue emozioni.
Se qualcuno si fa male e io sono contenta non posso essere giudicata perchè non posso controllare le mie emozioni. Posso però controllare le mie azioni e quindi, anzichè ridere in faccia a mio fratello, devo imparare a passargli il cerotto e il mercurio cromo. Non devo mai vergognarmi delle mio emozioni e nessuno dovrebbe mai farmi vergognare delle mie emozioni, perchè non ne ho colpa, e sennò cresco insicuro e confuso.
Bene, ora vai con il televoto!
Tutto quello che direte verrà utilizzato prossimamente da Alice, chè da discussione è ancora aperta e accesissima!
Alice questionatrice
P.s Se non rispondete al quesito Alice vi odierà.
Katrina
Lungo il tragitto verso la Swamp il Siòre della swamp ha attraversato New Orleans est, ha iniziato a raccontare, e Alice e il Grinta hanno visto. Che poi più che quel che vedi e quel che non vedi.
La zona est, che è dove Katrina ha colpito, non è una zona turistica, era un'area residenziale. Ora è una città deserta. Case, viali, negozi, senza un'anima o una macchina.
I centri comerciali e gli ospedali che si vedono sono stati più o meno ripuliti ma sono tutti chiusi "i dottori e i negozianti non sono ritornati, tutto e' rimasto vuoto... persino le chiese non hanno piu' riaperto!" racconta il siore della Swamp. "Io ho una casa lungo il fiume, ne ho visti di uragani, tornadi e alluvioni... la mia casa era una casa palafitta, a 6 piedi d'altezza. Sono case pensate apposta per farsi beffe del fiume: quando il fiume sale passa sotto e noi non ci bagnamo manco la punta dei piedi! Ma con Katrina la mia casa e' finita tutta nel fiume, quando son tornato non c'era piu' niente. Ora piano piano la stiamo ricostruendo... e questa volta la facciamo alzata di 10 piedi dal suolo, ci aiutiamo tra vicini... siamo in pochi ad aver deciso di rimanere, ma io mica me ne vado! Sono nato e cresciuto vicino al fiume, lui va e viene, ma io resto"
La zona era abitata da ceti medio bassi, e dopo l'uragano chi ha potuto se ne è andato ed ha ricominciato altrove. Ora, se uno non paga le tasse sulla casa per oltre due anni, lo stato la confisca, quindi la maggior parte delle persone che si sono ritrovate con il culo per terra e costrette a restare, dopo due anni hanno perso la casa e sono finite per strada.
C'è una zona lunga circa un chilometro, di case piatte, di mattoni a vivo, senza vetri alle finestre; un sacco di persone si sono accampate lì, senza acqua, luce o diritti, non pagano l'affito nè le tasse, sopravvivono come possono e la cosa dà terribilmente fastidio a chi come il nostro autista invece sta ricostruendo pur essendo strozzato dai debiti "Io pago, e la mia casa ancora non è finita, loro stan lì accampati e lo stato non li caccia nemmeno" E' quella guerra tra poveri e ancora più poveri che si vedeva anche nelle campagne Argentine, dove chi ha poco guarda con diffidenza a chi ha niente.
Ma d'altro canto che ci fai in un posto dove non c'è nulla, i tuoi figli non hanno una scuola dove andare e tu devi farti i chilometri per comprare il pane o trovare un dottore? Ci resti solo se sei intrappolato e non hai altre alternative.
Quindi al momento la zona che era più danneggiata è pulita ma deserta.
Le zone turistiche, come il French Quarter e il Garden district, non sono state praticamente toccate dall'uragano, l'acqua non è andata oltre i due piedi, e in alcuni punti non è arrivata proprio.
Le agenzie turistiche offrono, per prezzi ragionevoli, i "Katrina Tour", visite guidate su pulmini che, per circa 40 dollari vi portano nell'area Est di New Orleans.
Alice e il Grinta non hanno fatto il Katrina Tour, perchè ad Alice la cosa sembra lugubre e ha avuto uno dei suoi soliti pensieri un po' cosi': "Se mi vola via la casa e restano solo i muri, se qualcuno che amo crepa in una tragedia del genere, se io perdo il posto dove vivo e poi c'è qualcuno che, dopo qualche anno, si fa i soldi passando con un pullmino turistico a vedere le macerie della mia vita, io a quello lo sputo e il pulmino glielo brucio". Questo l'Alice-pensiero nè, ma ci sono altre mille punti di vista e mille buone ragioni per cui andare a fare un giro nelle macerie potrebbe essere invece doveroso e giusto... quindi se ci andate e lo fate, poi ditemi com'era.
Alice raccontatrice
P.s. Poi ci sono storie con un lieto fine, come quella raccontata dalla chef del The Green Goddess, che ha aperto da meno di due anni ed ha un menù piccolo, strano e strepitoso (il Grinta mi ha costretto a fotografarlo, vuole provare a copiare almeno un paio di piatti).
"Lavoravo come cameriere in un ristorante. Dopo Katrina ho perso la casa e pure il lavoro, visto che il locale non ha mai più riaperto e il cuoco è scomparso... Non sapevo cosa fare e allora mi son detto 'Sai che c'è, ho quasi 60 anni, se non mi butto adesso che non ho più nulla da perdere quando ci provo?' Ho preso un prestito, ho iniziato con 5 tavoli e un aiuto tuttofare... non avevo mai fatto il cuoco ma amo cucinare e amo inventare cose nuove... e ora sono qui, ed è incredibile: mi diverto, alla gente piace la mia cucina, ogni mese invento qualcosa di nuovo, alle volte va, alle volte no, ma è anche questo il bello!"
P.p.s. Questa storia è per tutti, ma soprattutto per qualcuno ;-)
La zona est, che è dove Katrina ha colpito, non è una zona turistica, era un'area residenziale. Ora è una città deserta. Case, viali, negozi, senza un'anima o una macchina.
I centri comerciali e gli ospedali che si vedono sono stati più o meno ripuliti ma sono tutti chiusi "i dottori e i negozianti non sono ritornati, tutto e' rimasto vuoto... persino le chiese non hanno piu' riaperto!" racconta il siore della Swamp. "Io ho una casa lungo il fiume, ne ho visti di uragani, tornadi e alluvioni... la mia casa era una casa palafitta, a 6 piedi d'altezza. Sono case pensate apposta per farsi beffe del fiume: quando il fiume sale passa sotto e noi non ci bagnamo manco la punta dei piedi! Ma con Katrina la mia casa e' finita tutta nel fiume, quando son tornato non c'era piu' niente. Ora piano piano la stiamo ricostruendo... e questa volta la facciamo alzata di 10 piedi dal suolo, ci aiutiamo tra vicini... siamo in pochi ad aver deciso di rimanere, ma io mica me ne vado! Sono nato e cresciuto vicino al fiume, lui va e viene, ma io resto"
La zona era abitata da ceti medio bassi, e dopo l'uragano chi ha potuto se ne è andato ed ha ricominciato altrove. Ora, se uno non paga le tasse sulla casa per oltre due anni, lo stato la confisca, quindi la maggior parte delle persone che si sono ritrovate con il culo per terra e costrette a restare, dopo due anni hanno perso la casa e sono finite per strada.
C'è una zona lunga circa un chilometro, di case piatte, di mattoni a vivo, senza vetri alle finestre; un sacco di persone si sono accampate lì, senza acqua, luce o diritti, non pagano l'affito nè le tasse, sopravvivono come possono e la cosa dà terribilmente fastidio a chi come il nostro autista invece sta ricostruendo pur essendo strozzato dai debiti "Io pago, e la mia casa ancora non è finita, loro stan lì accampati e lo stato non li caccia nemmeno" E' quella guerra tra poveri e ancora più poveri che si vedeva anche nelle campagne Argentine, dove chi ha poco guarda con diffidenza a chi ha niente.
Ma d'altro canto che ci fai in un posto dove non c'è nulla, i tuoi figli non hanno una scuola dove andare e tu devi farti i chilometri per comprare il pane o trovare un dottore? Ci resti solo se sei intrappolato e non hai altre alternative.
Quindi al momento la zona che era più danneggiata è pulita ma deserta.
Le zone turistiche, come il French Quarter e il Garden district, non sono state praticamente toccate dall'uragano, l'acqua non è andata oltre i due piedi, e in alcuni punti non è arrivata proprio.
Le agenzie turistiche offrono, per prezzi ragionevoli, i "Katrina Tour", visite guidate su pulmini che, per circa 40 dollari vi portano nell'area Est di New Orleans.
Alice e il Grinta non hanno fatto il Katrina Tour, perchè ad Alice la cosa sembra lugubre e ha avuto uno dei suoi soliti pensieri un po' cosi': "Se mi vola via la casa e restano solo i muri, se qualcuno che amo crepa in una tragedia del genere, se io perdo il posto dove vivo e poi c'è qualcuno che, dopo qualche anno, si fa i soldi passando con un pullmino turistico a vedere le macerie della mia vita, io a quello lo sputo e il pulmino glielo brucio". Questo l'Alice-pensiero nè, ma ci sono altre mille punti di vista e mille buone ragioni per cui andare a fare un giro nelle macerie potrebbe essere invece doveroso e giusto... quindi se ci andate e lo fate, poi ditemi com'era.
Alice raccontatrice
P.s. Poi ci sono storie con un lieto fine, come quella raccontata dalla chef del The Green Goddess, che ha aperto da meno di due anni ed ha un menù piccolo, strano e strepitoso (il Grinta mi ha costretto a fotografarlo, vuole provare a copiare almeno un paio di piatti).
"Lavoravo come cameriere in un ristorante. Dopo Katrina ho perso la casa e pure il lavoro, visto che il locale non ha mai più riaperto e il cuoco è scomparso... Non sapevo cosa fare e allora mi son detto 'Sai che c'è, ho quasi 60 anni, se non mi butto adesso che non ho più nulla da perdere quando ci provo?' Ho preso un prestito, ho iniziato con 5 tavoli e un aiuto tuttofare... non avevo mai fatto il cuoco ma amo cucinare e amo inventare cose nuove... e ora sono qui, ed è incredibile: mi diverto, alla gente piace la mia cucina, ogni mese invento qualcosa di nuovo, alle volte va, alle volte no, ma è anche questo il bello!"
P.p.s. Questa storia è per tutti, ma soprattutto per qualcuno ;-)
Sunday, March 6, 2011
un gatto attaccato ai marroni
6.15, domenica mattina.
Un miagolio acuto spacca il silenzio, ed una bianca palla di pelo appare alla finestra della topaia. E' un micio bellissimo che chissà come si è arrampicato fino al quarto piano sotto la fredda pioggia mattutina.
Alice, mezza addormentata, non ci pensa su molto, apre la finestra, la richiude e ritorna nel letto.
Il gatto si aggira sospetto per casa, che coccolo, che tenerino!
finchè impazzisce davanti al suo riflesso allo specchio: inizia a soffiare selvaggio, ulula, e ringhia.
A quel punto Alice si rialza, copre lo specchio con un lenzuolo, il gatto la guarda con sguardo assassino soffiando come una vaporiera e truce si rintanta sul davanzale della finestra, da dove ogni tanto continua a soffiare rabbioso.
Alice ritorna a dormire, ma non sa bene che fare... l'istinto sarebbe di prendere l'ingrata massa di pelo e buttarla nuovamente sotto la pioggia, ma sa che il gatto probabilmente è di qualcuno nel palazzo, e poi lei è cresciuta guardando la pubblicità della Barilla... non ce la può fare.
Il Grinta offre un po' di latte, il gatto soffia.
Alice gli si avvicina, il gatto soffia.
Alice pensa vafanculo, gatto, dai che è domenica!
Si alza e si fa una colazione, sovrappensiero si ridirige verso la camera da letto e incrocia il gatto, sdraiato in mezzo al passaggio, che soffia ringhia e tenta di attaccarla alle gambe... Alice caccia un urlo indignato, si difende con un tomo di fotocopie, il Grinta da letto sghignazza e dice "va là, ci penso io..." si avvicina, temerario, protetto solo dalle usurate mutande e dai peli rigogliosi e si sitrova in meno di un secondo a battere in ritirata saltellando verso il letto con il gatto che ululando gil si avventa contro.
Insomma, siamo in ostaggio.
Alice ha già bussato alle porte di tutto il condominio, ma nessuno apre.
Lei e il Grinta sono rifugiati in cucina, ma se qualcuno ha qualche suggerimento su come procedere per un esorcismo felino prego, si faccia avanti!
Alice gattaratrice
Un miagolio acuto spacca il silenzio, ed una bianca palla di pelo appare alla finestra della topaia. E' un micio bellissimo che chissà come si è arrampicato fino al quarto piano sotto la fredda pioggia mattutina.
Alice, mezza addormentata, non ci pensa su molto, apre la finestra, la richiude e ritorna nel letto.
Il gatto si aggira sospetto per casa, che coccolo, che tenerino!
finchè impazzisce davanti al suo riflesso allo specchio: inizia a soffiare selvaggio, ulula, e ringhia.
A quel punto Alice si rialza, copre lo specchio con un lenzuolo, il gatto la guarda con sguardo assassino soffiando come una vaporiera e truce si rintanta sul davanzale della finestra, da dove ogni tanto continua a soffiare rabbioso.
Alice ritorna a dormire, ma non sa bene che fare... l'istinto sarebbe di prendere l'ingrata massa di pelo e buttarla nuovamente sotto la pioggia, ma sa che il gatto probabilmente è di qualcuno nel palazzo, e poi lei è cresciuta guardando la pubblicità della Barilla... non ce la può fare.
Il Grinta offre un po' di latte, il gatto soffia.
Alice gli si avvicina, il gatto soffia.
Alice pensa vafanculo, gatto, dai che è domenica!
Si alza e si fa una colazione, sovrappensiero si ridirige verso la camera da letto e incrocia il gatto, sdraiato in mezzo al passaggio, che soffia ringhia e tenta di attaccarla alle gambe... Alice caccia un urlo indignato, si difende con un tomo di fotocopie, il Grinta da letto sghignazza e dice "va là, ci penso io..." si avvicina, temerario, protetto solo dalle usurate mutande e dai peli rigogliosi e si sitrova in meno di un secondo a battere in ritirata saltellando verso il letto con il gatto che ululando gil si avventa contro.
Insomma, siamo in ostaggio.
Alice ha già bussato alle porte di tutto il condominio, ma nessuno apre.
Lei e il Grinta sono rifugiati in cucina, ma se qualcuno ha qualche suggerimento su come procedere per un esorcismo felino prego, si faccia avanti!
Alice gattaratrice
Delitto perfetto
Oggi, 6 marzo 2011, Alice e il Grinta hanno smontato il loro Ta-Pino di Natale.
Mbe'?
Hanno tolto i festoni e imballato le palline, han raccolto l'ultima pioggerellina di aghi di pino e hanno salutato la stagione invernale.
E alora?
Un po' prestino secondo Alice ma vabbe'.
Perche' Alice e' pazza, e ci ha questa cosa per cui le piace tenere l'albero in casa fino alla fine e oltre, soprattutto qui in ammerica dove l'albero è un pino vero, che profuma e perde gli aghi e ci ha la resina... le sembra di averci un pezzetto di furesta in camera da letto, ecco.
Pero' la città di New York raccoglie gli abeti solo fino al 20 di gennaio, quindi Alice e il Grinta hanno un problema.
Hanno un pino illegale da smaltire.
Per tutto il pomeriggio il Grinta si e' riscoperto Geppetto, ha tagliuzzato i rami piu' grandi e sminuzzato i rametti piu' piccini.
Ora Ta-Pino e' alto, secco e spigoloso come una modella da copertina patinata.

Domani lo smembriamo, poi lo imbustiamo in sacchetti diversi e lo spargiamo nella munnezza un po' alla volta, per non dare nell'occhio.
Bah! E lo chiamano il paese delle liberta'...
Alice pinizzatrice
Mbe'?
Hanno tolto i festoni e imballato le palline, han raccolto l'ultima pioggerellina di aghi di pino e hanno salutato la stagione invernale.
E alora?
Un po' prestino secondo Alice ma vabbe'.
Perche' Alice e' pazza, e ci ha questa cosa per cui le piace tenere l'albero in casa fino alla fine e oltre, soprattutto qui in ammerica dove l'albero è un pino vero, che profuma e perde gli aghi e ci ha la resina... le sembra di averci un pezzetto di furesta in camera da letto, ecco.
Pero' la città di New York raccoglie gli abeti solo fino al 20 di gennaio, quindi Alice e il Grinta hanno un problema.
Hanno un pino illegale da smaltire.
Per tutto il pomeriggio il Grinta si e' riscoperto Geppetto, ha tagliuzzato i rami piu' grandi e sminuzzato i rametti piu' piccini.
Ora Ta-Pino e' alto, secco e spigoloso come una modella da copertina patinata.
Domani lo smembriamo, poi lo imbustiamo in sacchetti diversi e lo spargiamo nella munnezza un po' alla volta, per non dare nell'occhio.
Bah! E lo chiamano il paese delle liberta'...
Alice pinizzatrice
Saturday, March 5, 2011
piovono nani
E Alice torna al lavoro dopo questa bella vacanza e scopre che la capa, la padrona della baracca, le ha piazzato una trappola mortale per nani nel bel mezzo della classe.
Da ormai un anno nella scuoletta reggyo c'è un "loft committee". Il loft committee lavora nella creazione e progetttazione appunto del benedetto loft, una sorta di casetta, una struttura rialzata, che dia un tocco di classe e avventura alla nostra classe, l'unica sfigatella della scuola che ancora nun ce l'ha.
Gli altri loft sono stati comprati prefabbricati, sono solidi, spaziosi e se proprio vogliamo trovargli un difetto sono un po' monotoni, ma insomma, servono al loro scopo loftifero.
Per il loft della classe di Alice si pensava a fuochi d'artificio e a creazioni degne del colosseo:
"Deve avere più livelli, un pavimento con zone di vetro per creare comunicazione e scambio, ogni lato deve essere fatto con materiali naturali che offrano diverse esperienze sensoriali, vanno aggiunti materiali architettonici che ricordano il quartiere circostante per simboleggiare lo scambio e l'interazione tra scuola e società, i bambini devono poterlo usare come luogo per meditare ma anche come strumento per giochi motori, deve avere contrasti, luci, ombre, zone soffici, zone dure, scale, scivoli, reti, carrucole e mio nonno in carriola con le mutande viola"
Tutto bellissimo.
Tutto bocciato perchè terribilmente caro per i parametri della capa.
Dopo un'anno che il loft committeee se la canta e se la suona, arriva la decisione finale:
"Compriamo una struttura in realtà pensata per l'esterno, perchè non abbiamo un giardino e vogliamo che sia un posto dove i bambini possano arrampicarsi, sperimentare con il proprio corpo, sfidare la gravità"
Va bene.
Quello che arriva e viene montato durante le vacanze è una cosa enorme, che si mangia il 30% della classe di Alice, e la cui piattarfoma più alta raggiunge il metro e ottanta di altezza, con proporzioni e protezioni adatte a bambini di 7-9 anni.
Ora.
Ora, dal punto di vista motorio un bambino di 7-9 anni sta a un bambino di 2-3 anni come un criceto a una scimmia. Sono entrambi molto veloci e molto elastici, ma a prontezza di riflessi, stazza e coordinazione ci sta n'abisso.
La scala verticale è talmente larga che i nani non riescono ad aggrapparsi ad entrambi i pali, han le braccia troppo piccole. Gli scalini sono montagne, ad alcuni arrivano alla pancia e ci si trascinano sopra come foche sbilenche tentando di raggiungere la cima.
3 punti delle struttura danno direttamente sul vuoto, ad un'altezza di 1 metro e 80 centimetri, e se un nano decide di fare un passo e manca lo scalino di legno, inciampa, o perde l'equilibrio precipita dritto come un fuso sul pavimento.
In altri tre punti la struttura stessa incoraggia l'arrampicata e lo scavalcamento del parapetto.
Un lato ha una parete con attacchi da arrampicata alta invece 1 metro e 90 con una pendenza di 75 gradi (misurata, mica inventata).
Che manco Messner tra un po'.
Oggi, a gruppi di 4 Alice tenta di far fare amicizia ai nani con il nuovo colosso e corre da una parte all'altra acchiappando nani che si scartavetrano lungo il muro da arrampicata, dirigendo il traffico in pericolosi ingorghi in zone nevraligiche e spiegando in particolare a Pisolo che se stacca entrambe le mani dai pioli non è bene. Passa la capa, scuote la testa e interviene "No, no, noi siamo una scuola reggyo, non devi dirgli cosa fare, lascia che lo scoprano da soli, hanno l'istinto, sono capaci"
"Capa, non sono scimmie, sono bambini, da soli scopriranno solo l'ebrezza del trauma cranico, non vedi che la struttura non è autosufficiente? Possono cadere da almento 5 punti diversi da un'altezza tre volte la loro!"
"No, no, non cadono, non posso cadere"
"A davvero? Son pieni di elio? O rimbalzano da 1 metro e 80 come palline antistress?"
"Questo loft è stato fatto da esperti"
"Questo loft è per bambini alti il doppio"
"No, è per bambini di 3 anni"
"Capa, guardali. Sono come un branco di criceti che tenta sovraeccitato di arrampicarsi su una ruota panoramica"
"Metti in dubbio gli esperti? Sono esperti! Lascia che i bambini esplorino liberi"
"Capa, voglio plexiglass in almeno 4 punti, e voglio che chiudi la scala a pioli, non vedi che i pioli sono troppo distanti per loro?"
"No, niente plexiglass e vergognati, non hai fiducia nei bambini, li contagi con le tue paure, loro hanno l'istinto, non cadono ti dico"
"La mia paura le persone normali la chiamano senso logico..."
"Non devi dirgli cosa fare! Se gli dici cosa fare cadono! Devono seguire sè stessi, è una cosa naturale... lasciali che facciano da soli"
"Dammi un loft adatto alla loro età e i li lascio da soli. Ma se mi metti 5 nani di 2 e 3 anni a quasi due metri d'altezza in un struttura che non è per loro, non rompermi le palle se per lo meno gli spiego come coordinare mani piedi"
"L'istinto, l'istinto! Malaguzzolo dice che i bambini sono capaci e automoni..."
"fammela dopo la lezioncina su Malaguzzolo, che ora sono un pelino impegnata... Almeno fammi chiudere la fuckin' scala a pioli, che non sono un polipo e non posso stare in 3 punti diversi!"
"Ecco, vedi, poi te ne vieni fuori con questa tua aggressività italiana... chiudi la scala a pioli, ma niente plexiglass! E poi tu devi cambiare la tua attitude!"
(Alice si dimentica sempre che Fukin' qui è roba grossa, e questi americani bigottoni le tarpano la sua creatività espressiva)
Alice li ha contati.
5 salvataggi in extremis in 40 minuti.
Ma secondo la capa i bambini ci hanno l'istinto. Forse l'istinto al suicidio...
Alice acchiappatrice (di nani in caduta libera)
Da ormai un anno nella scuoletta reggyo c'è un "loft committee". Il loft committee lavora nella creazione e progetttazione appunto del benedetto loft, una sorta di casetta, una struttura rialzata, che dia un tocco di classe e avventura alla nostra classe, l'unica sfigatella della scuola che ancora nun ce l'ha.
Gli altri loft sono stati comprati prefabbricati, sono solidi, spaziosi e se proprio vogliamo trovargli un difetto sono un po' monotoni, ma insomma, servono al loro scopo loftifero.
Per il loft della classe di Alice si pensava a fuochi d'artificio e a creazioni degne del colosseo:
"Deve avere più livelli, un pavimento con zone di vetro per creare comunicazione e scambio, ogni lato deve essere fatto con materiali naturali che offrano diverse esperienze sensoriali, vanno aggiunti materiali architettonici che ricordano il quartiere circostante per simboleggiare lo scambio e l'interazione tra scuola e società, i bambini devono poterlo usare come luogo per meditare ma anche come strumento per giochi motori, deve avere contrasti, luci, ombre, zone soffici, zone dure, scale, scivoli, reti, carrucole e mio nonno in carriola con le mutande viola"
Tutto bellissimo.
Tutto bocciato perchè terribilmente caro per i parametri della capa.
Dopo un'anno che il loft committeee se la canta e se la suona, arriva la decisione finale:
"Compriamo una struttura in realtà pensata per l'esterno, perchè non abbiamo un giardino e vogliamo che sia un posto dove i bambini possano arrampicarsi, sperimentare con il proprio corpo, sfidare la gravità"
Va bene.
Quello che arriva e viene montato durante le vacanze è una cosa enorme, che si mangia il 30% della classe di Alice, e la cui piattarfoma più alta raggiunge il metro e ottanta di altezza, con proporzioni e protezioni adatte a bambini di 7-9 anni.
Ora.
Ora, dal punto di vista motorio un bambino di 7-9 anni sta a un bambino di 2-3 anni come un criceto a una scimmia. Sono entrambi molto veloci e molto elastici, ma a prontezza di riflessi, stazza e coordinazione ci sta n'abisso.
La scala verticale è talmente larga che i nani non riescono ad aggrapparsi ad entrambi i pali, han le braccia troppo piccole. Gli scalini sono montagne, ad alcuni arrivano alla pancia e ci si trascinano sopra come foche sbilenche tentando di raggiungere la cima.
3 punti delle struttura danno direttamente sul vuoto, ad un'altezza di 1 metro e 80 centimetri, e se un nano decide di fare un passo e manca lo scalino di legno, inciampa, o perde l'equilibrio precipita dritto come un fuso sul pavimento.
In altri tre punti la struttura stessa incoraggia l'arrampicata e lo scavalcamento del parapetto.
Un lato ha una parete con attacchi da arrampicata alta invece 1 metro e 90 con una pendenza di 75 gradi (misurata, mica inventata).
Che manco Messner tra un po'.
Oggi, a gruppi di 4 Alice tenta di far fare amicizia ai nani con il nuovo colosso e corre da una parte all'altra acchiappando nani che si scartavetrano lungo il muro da arrampicata, dirigendo il traffico in pericolosi ingorghi in zone nevraligiche e spiegando in particolare a Pisolo che se stacca entrambe le mani dai pioli non è bene. Passa la capa, scuote la testa e interviene "No, no, noi siamo una scuola reggyo, non devi dirgli cosa fare, lascia che lo scoprano da soli, hanno l'istinto, sono capaci"
"Capa, non sono scimmie, sono bambini, da soli scopriranno solo l'ebrezza del trauma cranico, non vedi che la struttura non è autosufficiente? Possono cadere da almento 5 punti diversi da un'altezza tre volte la loro!"
"No, no, non cadono, non posso cadere"
"A davvero? Son pieni di elio? O rimbalzano da 1 metro e 80 come palline antistress?"
"Questo loft è stato fatto da esperti"
"Questo loft è per bambini alti il doppio"
"No, è per bambini di 3 anni"
"Capa, guardali. Sono come un branco di criceti che tenta sovraeccitato di arrampicarsi su una ruota panoramica"
"Metti in dubbio gli esperti? Sono esperti! Lascia che i bambini esplorino liberi"
"Capa, voglio plexiglass in almeno 4 punti, e voglio che chiudi la scala a pioli, non vedi che i pioli sono troppo distanti per loro?"
"No, niente plexiglass e vergognati, non hai fiducia nei bambini, li contagi con le tue paure, loro hanno l'istinto, non cadono ti dico"
"La mia paura le persone normali la chiamano senso logico..."
"Non devi dirgli cosa fare! Se gli dici cosa fare cadono! Devono seguire sè stessi, è una cosa naturale... lasciali che facciano da soli"
"Dammi un loft adatto alla loro età e i li lascio da soli. Ma se mi metti 5 nani di 2 e 3 anni a quasi due metri d'altezza in un struttura che non è per loro, non rompermi le palle se per lo meno gli spiego come coordinare mani piedi"
"L'istinto, l'istinto! Malaguzzolo dice che i bambini sono capaci e automoni..."
"fammela dopo la lezioncina su Malaguzzolo, che ora sono un pelino impegnata... Almeno fammi chiudere la fuckin' scala a pioli, che non sono un polipo e non posso stare in 3 punti diversi!"
"Ecco, vedi, poi te ne vieni fuori con questa tua aggressività italiana... chiudi la scala a pioli, ma niente plexiglass! E poi tu devi cambiare la tua attitude!"
(Alice si dimentica sempre che Fukin' qui è roba grossa, e questi americani bigottoni le tarpano la sua creatività espressiva)
Alice li ha contati.
5 salvataggi in extremis in 40 minuti.
Ma secondo la capa i bambini ci hanno l'istinto. Forse l'istinto al suicidio...
Alice acchiappatrice (di nani in caduta libera)
Tuesday, March 1, 2011
swamp
Swamp è la palude, che non va confusa con la marsh, che credo potrebbe essere tradotta con acquitrino... la differenza è che la swamp ci ha li alberi, e pure grandi assai, la marsh no, ha solo le pianticelle basse.
A portare in giro sul barcozzo Alice e il Grinta c'è Capitan Charlie, un tipo che Alice sposerebbe subito, fosse anche solo per la voce cadenzata e per quell'aria rilassata con cui guida il barcozzo tra tronchi, radici e bestie feroci, ma vabbè.
Nella palude ci trovate i serpenti, appolaiati a prendere il sole sui rami
Le tartarughe, che stanno a gambe all'aria e sembra che debbano spiccare il volo, e a quanto pare è perchè raccolgono il calore principalmente dalle zampe.
E gli alligatori.
Gli alligatori non sono aggressivi, sono più piccini dei coccodrilli, e non dan fastidio a nessuno. Durante l'estate se ne vedono a bizzeffe, e nelle stesse acque la gente nuota, fa sci d'acqua, pesca, si spiaggia... Capitan Charlie ci fai il bagno assieme da quando ha 3 anni. Hanno un'aria molto giogiona e rilassata.
Se vi trovaste mai davanti ad un alligatore arrabbiato sappiate che AMANO i marshmallow.
A dimostrazione che questi lucertoloni sanno come godersi la vita.
Lungo il fiume ci sono le "case da vacanza"
Sono baracche in cui la gente di città viene a riposare, a pescare gamberi e a bere birra con gli amici. Sono case pericolanti, tirate su alla buona,raggiungibili solo via fiume, senza acqua corrente... diciamo che servono per fare un campeggio più chic.
E dopo averle viste Huckleberry Finn ha molto più senso.
E Alice ha deciso che ne vuole una. Con un amaca da cui guardare gli alligatori.
Alice alligatrice
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