Tuesday, May 24, 2016

Di Quaglie e Anatre II (un P.S. al post precedente)

Come detto nei commenti, Alice sulla conferenza in se' non e' che pensasse di poter dire molto, piu' che altro perche' sull'argomento ne sa, appunto, quanto una Quaglia ne puo' sapere di Anatre...
Pero' perche' no? Magari c'e' qualche anatra che la illumina e che ha voglia di fare quattro chiacchiere sull'anatrita'!

 Dunque ecco l'Alice-pensiero al riguardo, a gruppi di tre, come i 33 trotterellanti trentini di Trento, su quello che ha sentito e quel che ha pensato. ...
E venga avanti chi ha voglia di dire la sua, che siate papere, quaglie, faggiani o porcellini d'India:

 Le Critiche: 

1) Si tratta dell'ennesimo "Problema da Primo Mondo". Nel senso che mentre ci sono paesi in cui il tasso di mortalita' per parto e' uno a sette (e quindi sarebbe anche il caso di capire cosa intendiamo per parto naturale, che se si tratta di lasciarci le penne senza accesso a strutture mediche equipaggiate anche no, grazie, artificialita' tutta la vita), noi che invece abbiamo a disposizione cliniche, tracciati, sale per i cesarei e Terapie Intensive Neonatali, vorremmo che il parto fosse "affidato" e gestito in primo luogo non dai medici ma dalla partoriente (una eco de "il corpo e' mio e lo gestisco io").
 Trovare un equilibrio tra il "non sputo nel piatto in cui mangio" e il "non faccio il pollo da batteria che partorisce a comando imbottito di medicinali" e' immagino difficile.

2) C'era durante la conferenza un alone oleoso di new age e sono rimbalzate nell'aria frasi che contenevano roba tipo Madre natura, la Lupa dentro Ognuna di Noi, e Istinto Materno, che provenivano pero' principalmente dal pubblico, gli interventi erano, o almeno tentavano, di essere il piu' possibile collegati a dati e studi.

3) Sarebbe bello saperne di piu' della formazione delle Femmes Sage (levatrice in italiano?)... Chi sono? Da dove vengono? Perche'? Chi le controlla, chi le valuta? Chi le prepara? Una facolta', dei medici, un'associazione, Mago Oronzo, Priscilla Sibilla? Chi?

Le Cose Che Non Sapeva: 

1) I dati e gli studi dicevano che oltre l'80% dei parti in Francia avviene con epidurale. Che le pare in effetti una percentuale altissima.
I dati dicevano che viene spesso meno l'informazione al paziente: una serie di manovre, anche invasive, non vengono "annunciate" o spiegate, vengono fatte e bona.
 Sarebbe bello che gli ospedali avessero un protocollo su come comunicare con le partorienti (che puo' variare da ospedale a ospedale, ma almeno che chi ci va sappia cosa aspettarsi).

2) Per garantire la salute e la buona riuscita di un parto ci sono alcuni elementi che sono stati messi in atto, nel corso degli anni, per facilitare non la partoriente ma il personale medico (spingere sdraiate su un lettino non e' effettivamente la posizione piu' ottimale, ma un ostetrica ha bisogno di visuale per fare bene il proprio lavoro).
 Inoltre in reparto c'e' in genere un'ostetrica per 3 o 4 partorienti in contemporanea, quindi e' difficile ottenere attenzione individualizzata.

3) Viene consigliato di fare un "piano di parto", una sorta di dettagliata descrizione del proprio Parto dei Sogni, cosa si vuole, cosa non si vuole, cosa succede e chi lo fa etc. etc... e metterlo per iscritto e portarselo all'ospedale.

 Le Cose Interessanti delle Maison de Naissance: 

1) Quella visitata, pur essendo indipendente e autonoma, e' DENTRO all'ospedale. Sotto al reparto di Ostetricia. Nel corridoio c'e' un ascensore che porta direttamente nel reparto, se qualcosa sembra complicarsi in 1 minuto netto si e' in ricovero.

2) Non sembra un ospedale: ha letti, ha giochi, ha spazio per l'intera famiglia, ha vasche, palloni, fasce, sbarre a cui appendersi, ha una cucina e un frigo in ogni stanza, insomma, e' un ambiente molto piu' rassicurante e rilassante che non le tradizionali sale parto.

3) C'e' selezione all'ingresso: Se la gestazione e' difficile, se il parto si prospetta complicato, se insomma la gravidanza non risulta assolutamente "normale" dall'inizio alla fine non si ha accesso alla maison de naissance.

3bis) [perche' fa le regole e le infrange] La Sage Famme segue solo un parto alla volta. E resta li' con te tutto il tempo. Quindi si ha un'attenzione individualizzata. Inoltre la Famme Sage ti segue anche prima, durante la gravidanza, quindi quando arrivi al parto siete due vecchie amiche di bisboccia... e ti segue dopo, perche' poi quando torni a casa dopo 12 ore circa (prima rispetto all'ospedale) lei viene con te, ti segue anche per il post parto, giornalmente o comunque a tua discrezione.


 Insomma l'Alice-pensiero e' che piuttosto che creare maisons de naissance sarebbe meglio e piu' efficace investire per "umanizzare" un pochino gli ospedali, e si farebbe cosa buona per tutti, contenendo i rischi e garantendo un parto piu' sereno.
Robe tipo rivedere le strutture e le pratiche, fornire formazione psicologica al professionale, magari inserire le Fammes Sage all'interno del personale ospedaliero come supporto psicologico, o creare una figura analoga che si occupi dell'aspetto emotivo, e del dopo, con visite a domicilio.
Una ostetrica nella tavola rotonda diceva ad un certo punto una cosa molto interessante (forse. Ma magari invece Alice non ha capito una mazza perche' la tipa aveva un francese super parigino e velocissimo...). Che quando si e' in situazioni intense, c'e' inevitabilmente una "deumanizzazione" del paziente, nel senso che lei diceva: Per fare bene il mio lavoro, ci sono momenti in cui devo concentrarmi su quel che faccio, quel che devo fare e come lo devo fare... e quindi alle volte mi "disconnetto" dal paziente per concentrarmi sulla mia pratica. Se non lo facessi, non riuscirei a fare un lavoro altrettanto buono. Altre volte invece e' importante per me avere un contatto con la paziente, per capire come aiutarla, per comprendere cosa sta succedendo. 

Ecco, questi erano i suoi appuntini scarabocchiati in franco-italo-analfabtetico

 Alice anatrizzatrice

21 comments:

  1. in italia già 10 anni fa si poteva partorire da seduti, sdraiati, accucciati, in vasca da bagno... anche in ospedale.
    Ovvio che poi se c'è un problema ci si deve riportare nei "ranghi"
    E l'epidurale _santa-subito_ è un diritto per cui si è anche lottato, per cui che in francia sia usata nell'80% dei casi a me fa pensare "perchè non sempre"? io l'ho fatta, e ti posso garantire che è stata di grande grande grandissimo aiuto.
    Io sono un caso particolare perchè ho fatto il cesareo d'urgenza ma dopo essermi sparata ben 16 ore di travaglio (con flebo di acqua-zucchero perchè non ce ne avevo più). Ecco, io metterei un limite. 8 ore, max 12, poi si tagliasse. Perchè va bene tutto, ma dopo un certo livello si finisce nella tortura (peraltro mia figlia non poteva nascere naturalmente perchè non aveva girato la testa in modo corretto, e non riusciva a girarla perchè era troppo alta _o io troppo bassa, son punti di vista_ e non ci stava, e questo figurati se non lo potevano capire dopo 8 ore, invece che 16!)

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    1. Trasparelena, hai ragione, infatti in Italia vige ancora credo l'idea che te Donna DEVI partorire con dolore e ululati (circa il 20% dei parti avviene con epidurale, e numerosi posti non sono attrezzati per farla), mentre qui in Francia ci sono donne che NON la vogliono eppure se la ritrovano... credo che il succo sia poi lo stesso: che le donne possano scegliere e abbiano voce in merito a che tipo di parto vogliono e come lo vogliono.

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  2. ... non so se voglio aggiungere un commento perche' come gia' immagini e' un argomento 'delicato' su cui tutti (o diciamo 'tutte') hanno la loro opinione e ho un po' paura delle 'Lupe in ognuno di noi' (ah ah! capisco benissimo a cosa ti riferisci!).
    ma ti dico di qui, ad es.
    Innanzi tutto ho trovato una totale apertura: a te la scelta di dove partorire, come, con chi (ovviamente considerando una gravidanza 'normale'). Addirittura si puo' scegliere di fare il cesareo, l'epidurale e' offerta gratuitamente a tutte - ma ovviamente si puo' scegliere di non farla - in che ospedale andare, il tipo di camera, etc. Quando si torna a casa dall'ospedale una... levatrice? viene gratuitamente tot volte (mi pare 5, poi puo' venire anche di piu ma a pagamento) per vedere come stai, rispondere alle tue domande, vedere come te la cavi col pupo, aiutarti con le mille nuove incombenze (anche solo a trovare i numeri di telefono!), l'allattamento (e di nuovo, anche a questo proposito mai sentito alcun tipo di pressione... che su questo argomento invece ho visto agguerrirsi pure i sassi ;)

    questa totale mancanza di giudizio o pressioni ti assicuro e' salvifica (e credo anche molto naturale). ospedali molto funzionali, puliti e con spazi per padri e fratelli e visitatori.

    io sono una sostenitrice per la scelta. la cosa piu importante e' (sarebbe) che una donna potesse sempre fare quel che e' meglio per lei (fisicamente o psicologicamente o entrambe le cose), che puo' anche essere non molto 'new age'... o esserlo in pieno. a me spaventano solo un po' le cose pericolose... del tipo: partoriamo nei boschi, sole con la luna che ci illumina e a 300km dal primo posto abitato... robe cosi ;)
    credo che sia molto importante avere sempre a portata di mano qualcuno (medico) che possa aiutare in caso di difficolta'. alla fine in quei momenti non si mette a rischio solo se stesse ma anche i bambini.
    non credo esista un 'meglio' assoluto che valga per tutte ma di sicuro avere strutture efficienti a disposizione e la possibilita' di scegliere sarebbe forse... perfetto.

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    1. Ecco, credo che il centro della conferenza fosse proprio quello di qui parli te, Dancin', ovvero la Libertà di Scelta. Direi che c'è da prendere esempio :)
      C'era anche una mamma che spiegava come, per il suo primo figlio, non avrebbe MAi partorito alla maison di naissance, perchè sentiva il bisogno di avere infermieri, dottori e ostetriche, mentre per il secondo si sentiva molto più preparata e pronta ed ha scelto la maison de naissance... lei ha potuto scegliere, e credo che sia quella la cosa importante!

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  3. ps. la levatrice che dicevo e' un' 'infermiera in borghese' ossia una donna con formazione alle spalle che ha deciso di lavorare andando di casa in casa ;) (quella che ho incontrato io, ad es., diceva di aver iniziato a farlo per avere orari piu flessibili per occuparsi di sua figlia).

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  4. Io avvierei, almeno in Italia (non so in Francia, spero sia diverso), un serio ragionamento anche sul parto in casi di interruzione terapeutica o di morte in utero. Purtroppo in questi casi accadono cose di una gravità estrema, ancora più se si considera lo stato psicologico delle mamme. Io, personalmente, ho vissuto un trauma nel trauma, lutto nel lutto, dolore nel dolore. Ho dovuto interrompere una gravidanza alla ventesima settimana per una grave trisomia. Mi hanno indotto il parto e lasciato in una sala parto, accanto a donne che partorivano. Erano tutti obiettori e nessuno, nemmeno gli infermieri, passava a vedere come stavo (tranne il medico non obiettore, ovviamente). Non aggiungo altro, perché non ho la forza. Ma penso che un paese civile dovrebbe ragionare sul parto sotto tutti i profili, anche quando si tratti di madri interrotte come me. Un abbraccio

    Lallachetorna https://piccoloenigmaluminoso.wordpress.com

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    1. Lalla, grazie davvero, per aver preso tempo ed energia per scrivere e condividere qui questo tuo pezzo di storia difficile. Quanta violenza psicologica, mamma mia... Io non capisco ancora come possa essere legale e tollerato il concetto di medico obiettore di coscienza; quale è esattamente la coscienza in nome della quale si lascia una donna senza assistenza medica? In nome della quale si decide di creare pazienti di serie A e pazienti di serie B?
      Mi spiace, tantissimo.

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    2. E' indegno come vengono trattate le donne in queste situazioni, indegno come vengono abbandonati i pochi medici non obiettori. Io penso che un medico deve assistere un malato anche quando è un omicida, un terrorista e vorrei vedere che decidesse di fare diversamente. Esiste una legge dello Stato che regola l'aborto, puoi non condividere le scelte della donna, ma i giudizi tuoi te li cuci in bocca, quella donna ha diritto di scelta e il personale dovrebbe avere l'obbligo di assistenza.

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  5. a me che ho fatto il pollo le lupe fanno fifa.

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    1. quelle se magnano a tte e a mme!

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  6. Mi accingo a partorire per la seconda volta e queste cose che scrivi le ho metabolizzate abbondantemente negli ultimi 3 anni, da quando ho iniziato a frequentare un forum ben popolato di "lupe".
    La prima volta che mi sono trovata in ospedale per partorire posso dire che non ero molto pronta, mi ero limitata a scegliere un punto nascita che mi ispirasse fiducia e dove avrei avuto più possibilità di essere trattata come una persona e meno come un numero, cosa a parer mio impossibile in un ospedale che fa 8000 parti all'anno, giusto per citarne uno blasonato qui nella città del gianduiotto.
    La questione di base secondo me è la seguente: è la gravidanza una malattia? A volte può esserlo e in questi mesi ho conosciuto donne che stanno portando avanti una gravidanza nonostante mille problemi di salute collaterali che non le fanno stare serene. E per queste persone c'è bisogno di un certo tipo di assistenza. Ma quando le cose vanno in modo diverso penso che ci si debba approcciare alla donna incinta in un altro modo. Quindi ben vengano i controlli, gli esami, tutto quello che può essere utile a vivere una gravidanza serena e consapevole, ma senza abusarne. Per quel che riguarda il momento del parto dico solo una cosa: in quel momento una donna è nuda in tutti i sensi e credo che abbia bisogno di essere seguita, capita, ascoltata e non trattata come un paziente che attende un'appendicectomia. Il personale sanitario che lavora in ostetricia ha a che fare con la Vita (a 360° come diceva lalla in un commento qui sopra) ogni giorno e svolge un compito importante, non credo sia un lavoro facile e neanche per tutti. Poi ben venga la libertà di scelta, però mi piacerebbe che fossero le donne ad arrivare preparate e consapevoli al momento della nascita, a sapere almeno come "funzionano" e cosa cambia nel loro corpo durante la gravidanza, cosa succederà nel momento del parto e cosa possiamo fare per cercare di viverlo al meglio. Poi sono d'accordo che questi siano problemi da "mondo ricco", che dove si muore davvero ancora di parto i problemi veri non sono la vasca per il travaglio in acqua e la palla, però è anche vero che, per puro culo, siamo nati nella parte di mondo che si può interrogare su come rendere sicuro e "piacevole" un momento così importante.
    Le case maternità ci sono anche qua e poco più di un anno fa ne hanno aperta una anche dentro al sant'anna: mi sarebbe piaciuto partorire lì per tutta una serie di fattori, non ultimo la possibilità di uscire dopo poche ore dal parto e quella di portare con me l'altro figlio che, allo stato attuale delle cose, resta ancora la più grande incognita a livello di gestione del mio ormai prossimo parto. Non mi hanno voluta seguire perchè il mio indice di massa corporea sforava di un punto quello che per loro era quello di una gravidanza fisiologica: la prossima volta imparo a mangiare di meno. In realtà la mia è stata una gravidanza fisiologica, ma in quel genere di posti fanno una grande scrematura all'ingresso e forse è anche giusto così.
    Scusa se mi sono fatta prendere la mano, ma è un argomento che in questo momento sento molto mio.

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    1. Grazie Lucia! Proprio vero! Un altro "pezzo" importante della conferenza era proprio questo; l'informazione.
      Sapere che ci sono opzioni, sapere cosa succede prima, durante, dopo... c'era una responsabile di una ONLUS che diceva che secondo lei ci dovrebbe essere informazione sul parto già nelle scuole, alle superiori, per maschi e femmine, per capire ed arrivare preparati, se ci si arriva, alle scelte che andranno fatte.

      Io credo ci debba essere spazio per le lupe e per le galline, per chi vuole un parto in vasca e chi vuole l'epidurale... penso che, come tutte le scelte che appunto hanno a che vedere con il proprio corpo, debba essere unica e rispettata, ed è bello nascere da questa parte del mondo, e poter cercare un parto più sicuro e piacevole, un lusso che non va sprecato.
      Un abbraccio e per questa tua nuova avventura...tanti tanti in bocca al lupo ;) (E che sia un lupa buona e saggia!)
      Tienimi aggiornata se ci riesci!!

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  7. Vorrei dare anche io i miei due cents, che questo e' un argomento che mi sta molto a cuore (e perdonami Alice, che mi sa che ho gia' scritto della mia esperienza in un altro commento).
    Lupa non mi sono mai sentita, ma anche io mi sono preparata al parto con il mantra "partorire e' normale, la gravidanza non e' una malattia e, in mancanza di controindicazioni, voglio un parto il meno medicalizzato possibile". Ho letto e guardato tutti i video sull'hypnobirthing e ho fatto pure un corso. Avendo avuto una gravidanza totalmente normale, volevo un parto naturale, volevo "godermi" ogni minuto senza epidurale o altro. Ho scelto l'ospedale piu' vicino a casa per andarci a piedi e perche' sapevo essere attrezzatissimo con piscine, liane, spalliere, palle e...rianimazione e neonatologia.
    Mi hanno dovuto indurre, che le acque erano sporche, e dal momento in cui mi hanno detto "il bambino e' in sofferenza", la parte "umana" del parto e' sparita per lasciare spazio solo a quella medica. Non potevo piu' scendere dal letto, non potevo mangiare, avevo l'epidurale (che non volevo) ed ero attaccata a vari macchinari. E meno male. Dopo quattro ore, ho smesso di respirare: sospetto di embolia. Mi hanno caricata su una barella, intubata, sottoposta ad anestesia generale e in tre minuti netti (cronometrati da mia sorella), Tommaso era nato (Apgar 1), messo in sicurezza e infilato sotto una campana di ossigeno in neonatologia ed io ero in terapia intensiva.
    Siamo sopravvissuti entrambi e non dovremmo avere danni a lungo termine.
    Avessi partorito in casa o in un ospedale meno attrezzato, probabilmente non ci saremmo piu' ne' io, ne' Tommaso.
    Detto questo, un anno dopo, psicologicamente, mi devo ancora riprendere dall'esperienza. E ancora adesso, quando mi addormento con Tommaso tra le braccia e sono nel dormiveglia, sogno che lui non sia mio figlio, ma che sia il mio lavoro di "calmare i bimbi che piangono" e che Tommaso sia un mio "cliente". Quindi ecco, un parto che sfugge dalle mani della madre e resta solo nelle mani del personale medico, qualche danno lo fa. Ma io ringrazio ogni giorno la santa medicina, il culo sovrano di aver fatto la crisi respiratoria quando erano tutti attorno a me, e pure il Signore che ci ha presi entrambi per i capelli e tenuti da questo lato del velo.
    Conclusione: ci fossero piu' ospedali come quello in cui ero io. Con tutto il necessario per partorire "naturalmente", ma anche tutto il necessario per le situazioni di crisi come la nostra.

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    1. mamma mia, Martacci! Grazie del racconto al cardiopalma, non avrei mai immaginato... sono contenta che tutto sia finito bene,
      in grande abbraccio a te e a Tommaso... e benvenuti anche voi nella lista di quelli che " 100 anni fa saremmo morti" (Evviva voi, ed evviva la medicina, i medici e le tecnologia che avanzano e ci salvano la pellaccia!)

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  8. Io ho partorito in Francia 2 volte e sulla discussione non ho molto da dire, tranne libera scelta. Come sarebbe bello che in ogni ospedale del mondo ci fosse la camera con la cucina per le lupe, l'epidurale per le papere che la vogliono e tutti i medici che servono quando servono.
    Sul francese invece, un commento: sage-femme e ostetrica sono la stessa cosa. La sage-femme ha la formazione di un'ostetrica in Italia (non so se c'è l'équivalenza della laurea) e può seguire una gravidanza e un parto senza complicazioni.
    Per la mia prima gravidanza, sono stata seguita da un'ostetrica (appuntamento tutti i mesi, ma per esempio niente ecografia, che dovevo fare in ospedale). All'epoca se volevo partorire con lei dovevo andare in una clinica privata attrezzata con una "sala parto naturale". Vi risparmio i dettagli, ma ho partorito all'ospedale pubblico, un parto provocato con epidurale, ma il ginecologo non l'ho visto, è stata un'altra sage-femme (ostetrica) che ha seguito tutto il parto. In Francia il gincecologo interviene solo in caso di complicazioni.

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    1. Chiara, grazie della precisazione sulla Sage Femma! Non riuscivo a capire a cosa corrispondesse... ma quindi ci sono anche in ospedale! In ospedale si chiamano cosi' o diversamente? Io avevo capito che le Sage Femmes fossero solo nelle maisons de naissance... ma magari mi sono persa nel fiume di vocali aspirate francesi! ;)

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    2. Si si, si chiamano sage femme dappertutto... e anche quando sono uomini !!! Che fa un po' strano. In ospedale fanno tutto loro (visite, monitoraggio, parto, episiotomia, espulsione placenta), i ginecologi arrvivano per i cesarei, le ventose, le emorragie insomma se vedi la faccia di un ginecologo vuol dire che le cose si stanno complicando. In Italia è diverso, che io sappia in ospedale c'è sempre un ginecologo durante il parto. C'è stato un movimento di sage-femme che voleva introdurre il parto in casa in Francia, ma i pochi che lo facevano hanno smesso perché dovevano pagare delle assicurazioni carissime e allora hanno chiesto la creazione delle maisons de naissance. In certe regioni di Italia, si può partorire anche in casa invece, ma sempre con un'ostetrica o ostetrico! Che le mamme lupe c'avranno anche l'istinto materno, ma un diploma a volte è meglio.

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    1. Te cancellasti... ma io ti lessi ;) Grazie Silvia, un abbraccio!

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  10. Alice, ti ringrazio. Questo tuo post e tutti i commenti utilissimi e interessantissimi qui sopra mi stanno dando la spinta di cui avevo bisogno. Novita', novita', sto per entrare nel settimo mese di gravidanza e sono impreparatissima a riguardo di parti. La mia ginecologa mi ha indicato solo l'ospedale dove dovrei partorire. Io in realta' non mi sono ancora informata su molto perche' ho paura. Non del dolore del parto (purtroppo a causa di una gravidanza finita male, ho gia' avuto un assaggio di contrazioni) ma ho paura di non arrivarci (sempre per il trauma della gravidanza finita male, che ahime', mi portero' dietro a vita) e di conseguenza non ci voglio pensare. L'unica cosa che so che voglio e' la certezza di un'esperienza che sia la piu' sicura possibile per la salute della creatura che mi porto in grembo.
    Adesso giuro, mi metto a far ricerca e seguendo un consiglio che ho letto qui sopra, mi scrivero' degli appunti da portare con me in ospedale.

    PS. Poi non aiuta il fatto che mia nonna mi telefona per dirmi di prepararmi che tanti bambini nascono in 7, 8 mesi. Ma si sa, se non ci fossero le nonne a metterti l'ansia....

    Teniamo le dita incrociate!

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    1. Usti Eleonora ma auguri auguroni!!!!
      Si, anche a me e' piaciuta tanto l'idea di mettere per iscritto quel che uno "spera"... non devono essere indicazioni o robe incise nella pietra, ma aiuta immagino ad avere un'idea di come si vorrebbe andassero le cose :)
      Sulla paura ecco... Lo immagino. E ti abbraccio. Pero' coraggio che sei quasi al traguardo!! Dita incrociate per te... e fammi sapereeee!!! Te pregooo!!

      P.s. Le nonne, mannaggia alle nonne!!! :-D

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edddaì, blatera un po' con me!